La riffa di Andrea Cosentino. Kotechino riff, ostinato Bolero.

La riffa di Andrea Cosentino.
Kotechino riff, ostinato Bolero.



Andrea Cosentino accomoda nel centro del palcoscenico un po’ di oggetti, manufatti che fanno mucchio, un mucchio selvaggio. Nella congerie, nell’ammasso performativo ci sono, tra i molti che non ricordo, un cappello da pompiere, una spugna, degli asciugamani-copricapo, una bambola, Big Gim, un telo nero…

Andrea Cosentino si china, prende un oggetto e gli dà voce, la voce di Cosentino, non la voce dell’oggetto, il teatro incomincia e, dopo alcune battute, si interrompe. Andrea Cosentino raccoglie un altro oggetto dal mucchio selvaggio, il teatro incomincia e dopo brevi battute si arresta. Ogni nuovo oggetto raccolto è un nuovo atto dello stesso spettacolo. Gli atti saranno trentacinque, quaranta… un certo numero. Spettacolo? Sto parlando di Kotechino riff visto al Festival Kilowatt di Sansepolcro. Uno spettacolo certo, Andrea Cosentino è un attore, cosa ci starebbe a fare sul palco Andrea Cosentino se non facesse uno spettacolo? Farebbe Kotechino riff, che è uno spettacolo sullo spettacolo, metateatro, qualcosa che parla di sé stesso, su sé stesso, che parla di noi. Una mise an abyme, un espediente narrativo, un messa in abisso, una sequenza modello che riproduce su scala ridotta l’intera vicenda. La vicenda teatro.

Andrea Cosentino raccoglie due oggetti, li fa dialogare come farebbe un burattinaio, ma Andrea non è un burattinaio, è un beffardo burattino e chi anima Andrea Cosentino è lo stesso Andrea Cosentino. Non vorrei creare confusione quindi non starò a dire che Andrea Cosentino è una marionetta. Andrea Cosentino, come ha scritto un aguzzo critico, “demistifica l’apparato ideologico della performance”. Andrea riconduce un’idea, o qualcuno o qualcosa a una dimensione reale criticandone l’immagine apparente. Quindi Big Gim, una spugna, una bambola, un pompiere diventano Andrea Cosentino e così mutando Andrea rende palese ciò che è ingannevole.

Andrea ci dissacra, si dissacra, riduce al giusto e reale valore, con una critica irriverente, caustica, ciò che per tradizione o conformismo è ritenuto sacro e intangibile. Ma allo stesso tempo Andrea Cosentino mistifica, ci prende in giro, si fa beffe della nostra credulità, della nostra assenza di scopo. Mentre altera deliberatamente la realtà dei fatti, così da suscitare un’interpretazione distorta, nello stesso tempo, con un’acrobazia da virtuoso burattinaio, demistifica. In un unico tempo la critica al reale e la distorsione del reale convergono in un unico oggetto, che è lo stesso Andrea Cosentino, cioè te, me. Cosentino toglie l’aura alle cose venerabili, espelle l’ossequio e la devozione, annulla la paura. Il balletto ossessivo in ¾ di Cosentino, per non volerne sapere più di mostri sacri.

Nel susseguirsi degli episodi gli oggetti che Cosentino resuscita dal mucchio fanno balenare la tragedia incompiuta della commedia, fanno fiammegiare il teatrino, il canto del festino che manifestandosi  scompare. Il burattinaio è un illusionista quindi Cosentino è un mago, nelle sue mani gli imbroglioni compaiono e, per la nostra gioia, scompaiono. Gli oggetti utilizzati da questo stregone con trombetta non sono altro che ossa di plastica dell’ossario del nostro quotidiano. Ogni nuovo oggetto del mucchio selvaggio agito dal burattinaio Cosentino è un frammento miracolosamente rinvenuto, un barlume di tragedia.

Ho desiderato che Kotechino riff non avesse fine, perché questo spettacolo è migliore della mia vita, è migliore del mucchio selvaggio che incontro nella vita, è più onesto di me e degli oggetti che mi vengono addosso già dal primo mattino.

Nulla, nello spettacolo di Cosentino, ha apparenza di ben fatto, nulla è concitato o convenzionale, standardizzato, impersonale o affettato e nella silloge di queste assenze sta il nostro stupore. Kotechino riff si prende gioco di noi, ci delude, e in questo disinganno sta la nostra rinnovata felicità, nello scontentarci ci appaga, nel frustarci ci soddisfa.

Quando Andrea, durante l’esodo di questa burla-spettacolo, di questa tragedia dello scontentare contentando, avanza verso di noi deambulando in compagnia di un oggetto ipertrofico con impermeabile, maschera neutra e stampella, lo spettacolo cambia registro e il nostro elemosinare di spettatori si fa tangibile. In questo istante noi postulanti, noi Andrea, noi oggetto ipertrofico ci interroghiamo fugacemente su ciò che è vero e su ciò che è falso, su ciò che è inganno e su ciò che è verità. Ci interpelliamo sulla nostra ambigua natura, sul doppio del nostro stare al mondo, sulla nostra crudeltà che si fa carne, si fa tessuto sanguigno, si fa anima e core. La coscienza, la voce del gregge che è in noi

Nell’atto conclusivo di Kotechino riff la nostra stupita e mostruosa disumanità appare come una visione inaspettata, come una Madonna con trombetta nelle vesti del burattinaio Cosentino, con il suo mucchio selvaggio, con le sue comicità spezzate che ci infliggono uno specchio distorto e reale. La sensazione è piacevole, è quella di aver assistito all’incongruo spettacolo del peggio, alla rappresentazione delle nostre patetiche ambizioni, al rigurgito ossessivo di una volontà che si prostituisce nei confronti di ogni estetica corruzione.

La trombetta e il mucchio selvaggio del mago Cosentino ostinatamente ci accompagnano nell’ossario verticale delle nostre solistiche esistenze. Nella tensione ritmica, nelle cellule ripetitive più prolungate, nel groove, – dove si cela la musicalità disorientata della nostra esistenza, dove il nostro sorriso deforme, la nostra stonata e sfrontata vita si rassegna ogni giorno al balletto vivido degli esseri sociali e si abbandona alla comunità – nella calca beffarda, inevitabile del mucchio selvaggio appare Kotechino a lessare ogni nostra velleitaria hybris.

Prendiamo una chitarra e “fumiamo nell’acqua” e, a seguire, di riffa o di raffa, per amore o per forza, cancelliamo il pallino.

Piero della Francesca sornione, sulla torre di Berta sorseggia una Leffe, sorride addentando un impasto di carni e cotenne suine, un insaccato di budello di maiale lessato, un Kotechino.

Salvo Imprevisti

Kotechino riff di Andrea Cosentino

Visto al Kilowatt Festival – Luglio 2017